6 Ottobre – Il Punto di Riflessione dello Spirito dell’Anno


Una volta che abbiamo festeggiato San Michele ci troviamo in quel punto dell’anno in cui, compiuta l’espansione dell’anima dell’uomo nelle calde giornate estive, torniamo verso le profondità dell’essere dell’uomo, seguendo la caduta della pioggia dalle nuvole al sottosuolo, la caduta delle foglie dagli alberi al suolo. Ora i nostri occhi interiori sono completamente aperti e possiamo renderci conto di ciò che vuol dire morire esteriormente per risorgere interiormente.

Una volta formatasi la lama della spada di Michele dal ferro siderale, scendiamo lungo il filo della sua lama fino a giungere alla sua punta, dove la volontà si concentra: dalla volontà del cosmo passiamo alla volontà individuale che si rende capace di porre il Drago nella sua propria sfera, solo lì la sua potenza può esser posta a servizio del mondo spirituale senza corrompere la vita dell’uomo. E mentre ci uniamo a Michele in questo sforzo che unisce le altezze celesti con le profondità umane, osserviamo come la natura intorno a noi decade e come tutto ciò che fino a sei mesi prima ci aveva dato diletto esteriore ora è l’immagine della composizione.

Ci troviamo nel Punto di Riflessione dello Spirito dell’Anno, dove le speranze che vivevano nelle forze di Resurrezione della primavera precedente, con l’espansione verso l’esterno, trovano ora la loro realizzazione interiore. Dove sei mesi prima, in primavera, vedevamo crescere i semi della precedente semina, ora vediamo cadere le foglie di quegli stessi alberi che allora si donarono così prodigamente.

È un momento in cui è più difficile stare in presenza degli altri perché ognuno comincia ad essere preso dalle forze della fine esteriore delle cose: si prova malinconia per ciò che è stato e ci si deve sforzare per vedere ciò che non sarà, ancora tutt’uno nelle tenebre. È in questo momento che viene richiesto lo sforzo di superare l’attaccamento alle forme esteriori che, per quanto belle possano essere state, son destinate a divenire forme costringenti la vita che vuole scorrere oltre. Tutte le forme sono veicoli della vita: le forme sono fatte per l’evoluzione dell’uomo, non l’evoluzione dell’uomo per le forme stesse.

Dove la primavera era espansione nello spazio, l’autunno è combustione, il ritorno all’essenza. Tutto ciò che esteriormente ha svolto la sua funzione si dissolve e lascia l’immagine interiore di sé, quella parte che non essendo legata alla forma sensibile, può proseguire la sua vita come sostanza sovrasensibile. Essa è capace di resistere quando la morte esteriore coglie la natura e quando viene nutrita per mezzo di pensieri, sentimenti ed azioni colme del sovrasensibile, permette di giungere al periodo dell’Avvento e delle 13 Notti Sante con una coscienza viva e desta, a sua volta capace di espandersi in nuove forme esteriori nella primavera ed estate successive, e così ancora.

In altre parole, unendosi al pensare vivente di Michele, riusciamo a vedere le forme come mezzi e non come il fine, così che il flusso di pensiero scorre attraverso di esse, al punto che il decomporsi delle vecchie forme morte diviene gioia di liberazione per la pura forza vivente del pensiero che può quindi fluire.

Ecco quindi che possano anche dire che nel Punto di Riflessione dello Spirito dell’Anno, esso si rivela all’uomo mostrando come si viva un autunno delle forme, generate dal passato, che vengono combuste nel fuoco purificatore di Michele e, unendosi al pensare vivente di Michele stesso, si possa giungere a vivere una primavera interiore, la rinascita dell’Io entro l’anima dell’uomo, un processo che si compierà pienamente nel solenne momento dell’Epifania.

È così che lo Spirito dell’Anno, uno Spirito dei Periodi Ciclici discendenti dalla Prima Gerarchia, entra nella sfera d’azione delle Archai, che lo inseriscono nella tessitura del tempo, che da un lato si ripete incessantemente, riflettendo il suo stesso essere tra autunno e primavera e, dall’altro, interiorizzando ciò che nelle stagioni precedenti era esteriore, facendo nascere interiormente, su un arco superiore, ciò che di sottile si è liberato dalla morte nella forma.

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