Il Sigillo del Rebis

Aggiornamento: gen 19

Il Rebis della quinta immagine dall'Azoth di Basilio Valentino (1624).

Il Rebis della quinta immagine dall’Azoth di Basilio Valentino (1624).


Questa iconica immagine del Rebis è tratta dalla quinta incisione dell’Azoth di Basilio Valentino (1624).

Dissolvi allora Sol e Luna nella nostra acqua amica come se fosse un utero, una madre, l’origine e la fine della vita. Così potranno essere nuovamente generati e rinascere più sani, più nobili e più forti.


Il commentario al sigillo

Il guscio dell’uovo filosofico (orfico) separa il Rebis dal caos indifferenziato o il tutto dal nulla. Si può dividere la figura in due metà, una superiore e una inferiore, che sono le metà dell’uovo filosofico: l’una celeste e l’altra terrestre.


Nella metà superiore e celeste vi è il settenario dei pianeti: il Sole e la Luna, cioè il maschile e femminile interiori, spirito e anima, si uniscono insieme agli altri pianeti a formare il Rebis. Siamo ora nella rappresentazione del macrocosmo entro il microcosmo. A destra ci sono i pianeti che determinano il sesso fisico, Marte (maschio) e Venere (femmina), a sinistra ci sono i pianeti che plasmano le qualità interiori, Giove (carattere) e Saturno (pensiero). Egli è un essere umano la cui Luna-anima è sposa in nozze alchemiche al Sole-spirito. L’ uomo-spirito tiene il compasso dell’arte regia poiché egli porta lo spirito nel creato, il cerchio. La donna-anima tiene la squadra dell’arte regia poiché ella porta la sostanza del creato, il quadrato. Mercurio, l’androgino, è l’unione delle due polarità, formano l’energia solilunare: esso è al contempo il figlio del Sole e della Luna, poiché li contiene entrambi e domina sulla croce della materia. Tale condizione è simboleggiata anche dalla Tau a forma di “Y”, cioè la confluenza della luce lunare e solare in un’unica terza luce. Ecco il Re-bis, la “cosa doppia”. Ciò dimostra che il Rebis è la condizione finale ed essenziale dell’iniziato, di colui che ha reso la sua anima viva e feconda attraverso la luce dello spirito e lo porta nel mondo. Secondo gli archetipi di Jung ciò sarebbe l’integrazione dell’Animus maschile nella donna e viceversa, l’integrazione dell’Anima femminile nell’uomo, ed è solo attraverso la lotta con l’Ombra (il drago, di cui sotto).


Passiamo ora alla metà inferiore e terrestre su cui il Rebis poggia i propri piedi, ovvero le colonne del Tempio. Siamo ora nella sfera della creazione del macrocosmo. La solidità della costruzione spirituale si regge sul drago domato: le oscure energie della natura infera che, lungi dall’essere negate, si devono invece conoscere e addomesticare. Il drago è un essere tanto astrale (brame) quanto eterico (istinti). Il fuoco del drago deve essere rivolto verso l’alto, così come le ali e la coda, resa inerme dal suo nodo. Il drago poggia a sua volta su una sfera alata: è la materia prima che, creata innocente è sferica, rassomiglia cioè lo spirito. Essa è lo “zero” filosofale. Ma per effetto del drago che la domina, subisce un differenziamento interno: innanzitutto si forma un punto centrale, formando così il simbolo del Sole e dell’oro, esso è l’Uno. Si separano poi le due polarità, immanente (la linea orizzontale) e trascendente (la linea verticale), tale è la croce dei fiumi edenici (la natura naturante) da cui poi origineranno i quattro elementi (il quadrato). Il due viene sintetizzato nel tre, il triangolo. A questo punto dell’evoluzione del mondo la Trinità è entrata in azione: dalla potenza si passa all’atto della creazione materiale, con il quattro del quadrato che sono i quattro elementi (la natura naturata).


Entro il creato il 3 Trinità + 4 elementi = 7 operazioni o fasi per creare la pietra filosofale, che è la materia ultima. 7 che diventano 1, come in alto così in basso. Essa è al contempo la materia prima indifferenziata e tutto ciò che si è differenziato entro di essa: per questo suo equilibrio tra potenza ed atto, è in grado di far evolvere la sostanza verso la sua ragione ultima. Nel caso dell’uomo, nel Rebis. Il simbolo del Sole-oro posto al centro della pietra filosofale, è anche il Cristo nascosto nella materia. Egli si pone appunto come Alpha (passato) e Omega (futuro), che è sempre al centro (eterno presente): tra i pianeti è il Sole e tra i Tria Prima è il Mercur.


Il Rebis e il Mercur

Mercur come centro dei Tria Prima è l’origine della metà inferiore dell’aria (calda e umida) e dalla metà superiore dell’acqua (fredda e umida). Esso è infatti la compensazione degli estremi del Sulphur (superiore) formato da fuoco (caldo e secco) e dalla metà superiore dell’aria (calda e umida) con il Sal (inferiore) formato dalla metà inferiore acqua (fredda e umida) e dalla terra (fredda e secca).


Dunque abbiamo le seguenti corrispondenze tra materia del macrocosmo (mondo) e componenti del microcosmo (uomo):

  1. Sulphur = fuoco + aria superiore = Spirito superiore;

  2. Mercur = aria inferiore + acqua superiore = Anima mediana;

  3. Sal = acqua inferiore + terra = Corpo inferiore.

Se prendiamo il simbolo del Mercur, identico a quello del pianeta Mercurio, abbiamo che il simbolo del Sole (il cerchio col punto) è situato al centro dei Tria Prima. Dunque c’è un’identità occulta tra il Sole come pianeta nel macrocosmo e il Mercur dei Tria Prima nell’uomo. Mercur riceve lo spirito nella coppa lunare (Santo Graal) rivolta verso l’alto, lo vivifica nel Sole centrale e impregna così la materia inferiore rappresentata dalla croce dei quattro elementi.


La discesa dell’Adam Kadmon

Il Rebis, l’androgino, era primordialmente lo stato edenico dell’essere umano: nell’Era Polare era asessuato e si riproduceva per scissione; nell’Era Iperborea era bisessuato e si riproduceva per autofecondazione; a metà dell’Era Lemurica, avvenne la separazione nei due sessi. In altre parole, l’originario Adam Kadmon andò incontro a una progressiva discesa nella materia così che il suo essere macrocosmico si separò nella discesa, di fatto generando i singoli esseri umani, i microcosmi. Tale separazione avvenne inconsciamente, poiché l’uomo all’epoca viveva nella sua anima di gruppo, erano gli angeli che lo assistevano nella riproduzione.


Sappiamo inoltre che il corpo eterico è contro-sessuale rispetto al corpo fisico, il corpo astrale è androgino e l’Io è del tutto asessuato. Lo stesso dicasi per il triplice spirito e dunque la Trinità, che nonostante gli appellativi cristiani, rimane un essere precedente alla polarizzazione tra i sessi. Tale è la radice dell’Amor (A-mors, senza morte), amore divino incondizionato, di natura non polarizzata, e che dunque discende nella materia sottoforma di Eros, Philia e Agape. Anzi, è la diffrazione dell’originaria luce divina (condizione di sattwa) della creazione che fa sì che questi tre aspetti si differenzino in grado e qualità (rajas), venendo a contatto con la più densa materia che è capace solo di una parziale restituzione della luce originaria (tamas).


È l’uomo che attraverso l’Io può ricondurre la materia, e dunque ciò che è stato diviso, all’Uno: alchemicamente, unire il Sole e la Luna a nozze, significa far sì che l’anima (Luna femminile) incontri lo spirito suo sposo (Sole maschile). Ogni volta che in alchimia si parla di Sole-Luna, maschile-femminile, si intendono qualità interiori di un individuo. L’androgino alchemico, il Rebis, è dunque un individuo la cui anima (Sophia) è stata fecondata dallo spirito; e lo spirito è stato partorito dall’anima (il bambino divino); così che entrambi possano agire sul piano fisico. Tale prodigio delle nozze chimiche è il Mercurio, il figlio androgino che, a differenza dell’Adam Kadmon primordiale, è ora dotato di Io e dunque cosciente della sua condizione dell’essere. Per questo motivo il Mercurio è anche indicato come la “mente”.


L’Androgino originario e il Rebis

Dal punto di vista esoterico, sia in antroposofia che in teosofia, durante l’Era Lemurica (terza razza radica