L’esoterismo Rosacroce di Dante

Aggiornamento: set 26


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O voi ch’avete li ‘ntelletti sani, mirate la dottrina che s’asconde sotto ‘l velame de li versi strani. – Inferno IX, 61-63

Rudolf Steiner disse che Dante era stato iniziato dal suo maestro Brunetto Latini, e che egli a sua volta aveva avuto una iniziazione naturale, durante un viaggio a cavallo. Cadde e si ritrovò immerso in immaginazioni spirituali. La sua iniziazione avvenne dunque per il suo stesso karma. Il livello di iniziazione di Brunetto e Dante è quello dell’Immaginazione, ovvero del sogno cosciente, in cui si rivelava appunto lo spirito femminile della Natura o Urania, chiamata anche Sofia. Per Dante prende il nome di Beatrice.


La Divina Commedia è infatti il racconto del viaggio nelle sfere celesti compiuto da Dante durante l’iniziazione, commisto a parti non frutto di visione chiaroveggente, come appunto la polemica politica, che pure era parte di un progetto di riformismo sociale sia di Dante che di Brunetto. Entrambi infatti facevano parte dei Fedeli d’Amore: alcuni dei suoi membri, tra cui Dante e Boccaccio, ereditarono la missione templare, dopo che i Templari furono distrutti dal re di Francia Filippo il Bello e papa Clemente V nel 1314 – proprio nello stesso periodo in cui Dante scriveva la Commedia.


Le prove più alte dell’esoterismo di Dante, infatti, consistono nelle visioni del Paradiso, dove viene intimata una delle conoscenze dei Templari sulla genealogia di Gesù (e non si tratta ovviamente della “teoria del sangue reale” di Baigent, che è pura congettura romanzesca) e del simbolo della Rosa+Croce.


Questa corrente viene preannunciata proprio da Dante, un Rosa+Croce ante-litteram. La Rosa+Croce è inscritta nella struttura stessa del Paradiso di Dante dove la Rosa dei Beati dell’Empireo (la Candida Rosa o Rosa Mystica), si sovrappone alla Croce del Mistero del Golgotha cosmico del Cielo di Marte. Non solo, questa associazione tra Marte e la crocifissione è pure un’allusione alla successiva crocifissione di Siddartha sul piano astrale, missione cosmica che gli fu affidata da Christian Rosenkreuz dopo la sua ultima incarnazione terrestre quale Gautama Buddha.


La sua iniziazione avvenne dunque per il suo stesso karma. Verso la metà del ‘200 soggiornò in Spagna come ambasciatore di Firenze: in quel crogiolo di culture, occidentale e mediorientale, aveva appreso avanzate conoscenze in campo astronomico e astrologico, portate dai musulmani. Lì apprese anche dell’esistenza di un lato esoterico dell’Islam, il sufismo. Nel 1260 Brunetto lasciò la Spagna per tor    nare a Firenze. Si trovava su un passo sperduto tra le Alpi, quando incontrò un viaggiatore, uno studente in direzione di Parigi: salutandosi chiese della situazione politica a Firenze e così lo raggiunse la cattiva notizia. I guelfi erano stati espulsi da Firenze e dunque Brunetto non poteva tornare alla sua amata città natia.


Sconvolto dalla notizia, Brunetto imboccò una strada che non conosceva e s’inoltrò così in una “selva diversa” dove cadde come folgorato: si ritrovò davanti una parata di animali del bosco, guidati da una figura gigantesca. Una donna. Immerso in questa immaginazione spirituale, la donna rivelò di essere Madre Natura, le cui creazioni agivano come emanazioni del Creatore stesso. Madre Natura gli mostrò la storia della creazione del mondo e dell’uomo che, a coronamento della creazione, possedeva la scintilla divina con la capacità di discernere bene e male. Gli venne mostrata anche la fisiologia occulta dell’uomo, con i suoi quattro temperamenti. Incontrò anche altre entità spirituali, quali le Quattro Virtù nonché i geni dei Sette Sacri Pianeti. La descrizione di ciò che sperimentò durante questa grandiosa immaginazione viene da racchiusa nel suo Tesoretto.


A quel punto la vita di Brunetto aveva preso la “strada meno battuta”: dato che non poteva tornare a Firenze, decise di proseguire per Parigi con l’intenzione di conoscere Alberto Magno, dottore della chiesa nonché esoterista studioso di alchimia e scopritore della Tavola Smaragdina di Ermete Trismegisto, l’iniziatore della cultura egizia. Fu anche maestro di Tommaso d’Aquino e Brunetto ebbe la fortuna di incontrarli entrambi e di discutere con loro le idee dei neoplatonici di Chartres. A loro affidò la spiegazione della visione. Successivamente a questo fatto, Brunetto fu iniziato nell’ordine laico dei Cavalieri Templari, la Fede Santa. L’ordine serviva come portavoce della corrente Templare, così che potesse avere l’appoggio anche di filosofi, artisti e intellettuali al di fuori dell’ordine.


Nel 1266 Brunetto, essendo stati sconfitti i ghibellini, poté finalmente ritornare a Firenze e lì poté finalmente incontrare il suo studente, Dante, al quale insegnò sia ciò che aveva appreso dagli astronomi islamici in Spagna, sia della sua iniziazione templare in Francia: Dante scrive che Brunetto gli insegnò “a dispiegare la sua vita eterna”. “Virgilio” fu il nome iniziatico che Brunetto assunse in Francia, a Parigi, quando fu formalmente iniziato entro Notre Dame per opera degli ultimi tra i Templari. La corrente Templare riuniva in sé gli influssi ebraici con il culto di Salomone, egiziani col culto di Iside-Sofia-Maria a cui ogni loro cattedrale era consacrata, quelli arabi del sufismo nelle tecniche di meditazione. Il sufismo fu la stessa corrente che poi fu compenetrata dal Mistero del Golgotha da Christian Rosenkreutz nel suo viaggio a Damcar e Damasco. Per questo motivo possiamo vedere nel Virgilio che scorta Dante sia il grande poeta iniziato romano che l’Io Superiore di Brunetto stesso, la cui anima invece giace ancora nell’Inferno dove deve redimere le proprie brame.


Il grado di iniziazione di Brunetto è quello dell’Immaginazione, ovvero del sogno cosciente, in cui si rivelava appunto lo spirito femminile della Natura o Urania, chiamata anche Sofia. Per Dante il livello di iniziazione è quello dell’Ispirazione, il sonno cosciente. Per lui la Sofia prende il nome di Beatrice, una bambina che incontrò quando aveva 9 anni durante una festa. La incontrò di nuovo a 17 anni, quando le apparve anche in sogno: vide un angelo che teneva tra le braccia Beatrice, avvolta in un manto rosso. L’angelo svegliò la ragazza e le fece mangiare il cuore fiammeggiante del poeta. Da quel momento in Dante crebbe la convinzione aver incontrato la sua stessa anima al di fuori di lui. Sarà la costante presenza della donna angelicata Beatrice a catalizzare le aspirazioni superiori di Dante, ispirandolo a scrivere la Divina Commedia.


Gustave Doré: Beatrice, Purgatorio, Canto XXX (1568)

Ibn Arabi nonché la missione Templare. La Divina Commedia è il culmine della visione del mondo medievale e insieme il suo superamento, così che Dante diviene non solo l’ultimo uomo sintesi del Medioevo, ma anche il primo uomo universale del Rinascimento. Il testo è commisto a parti non frutto di visione chiaroveggente, come appunto la polemica politica, che pure era parte di un progetto di riformismo sociale sia di Dante che di Brunetto. Entrambi infatti facevano parte dei Fedeli d’Amore: un gruppo di poeti che riprendeva la struttura della Fede Santa, i suoi adepti nascondevano i messaggi esoterici con un nuovo modo di scrivere, noto sotto il nome di “dolce stil novo“: alcuni dei suoi membri, tra cui Dante e Boccaccio, ereditarono la missione templare, dopo che i Templari furono distrutti dal re di Francia Filippo il Bello e papa Clemente V che li misero al bando venerdì 13 ottobre del 1307 (da cui la superstizione del venerdì 13) – proprio nello stesso periodo in cui Dante stava scrivendo la Commedia. La fine dei Templari fu definita da Steiner uno dei crimini più orribili della storia dell’umanità.


Medaglia di Pisanello