Le Regole Rosacroce di Paracelso

Aggiornamento: giu 15

fullsizeoutput_233d

John Augustus Knapp: Paracelso opera l’esperimento della Palingenesi (1895)


Questa è la profonda dottrina dell’Amore che scaturisce dagli insegnamenti Rosicruciani, come testimoniata dalle parole di Paracelso:

Colui che non sa niente, non ama niente. Colui che non fa niente, non capisce niente. Colui che non capisce niente è spregevole. Ma colui che capisce, ama, vede, osserva. La maggiore Conoscenza è congiunta indissolubilmente all’Amore.

L’essere Amore si incarnò in Gesù e noi lo conosciamo sotto il nome di “Cristo”. Cristo Gesù amando l’uomo e la Terra la trasse dalla sua condizione di decadenza nelle grinfie di Lucifero e Ahriman.


E Cristo agisce in quella sottile fessura tra il Passato che non è più e su cui Lucifero ha il dominio; ed il Futuro che non è ancora, sul quale Ahriman ha il dominio. Il Cristo è nell’Eterno Presente.


Alchimia Rosacroce

La dottrina dei Tria Prima, i tre principi filosofici di Sale, Mercurio e Zolfo era alla base della pratica meditativa rosicruciana, poi impiegata in forma di medicina alchemica da Paracelso. I Rosacroce, per mezzo della loro pratica meditativa, percepivano la realtà spirituale dietro la materia, risalendo così ai principi di formazione del mondo dei fenomeni:

  1. Sale Filosofico, il Sal, per cui la cristallizzazione del sale solido in un liquido saturo di sostanza disciolta era come la preghiera che permetteva di cristallizzare le realizzazioni coscienti dei mondi spirituali, così che questi puri pensieri spirituali potessero essere isolati e permanere per le generazioni successive. Come il sale conserva la materia, così i puri pensieri conservano lo spirito. Questi pensieri erano al di fuori della dualità della manifestazione, avendo raggiunto l’eternità dei mondi spirituali potevano dunque essere passati di maestro in discepolo. Gli esseri spirituali, pensando, cristallizzano la sostanza nel mondo fisico.

  2. Mercurio Filosofico, il Mercur, al contrario della cristallizzazione, nella dissoluzione di una cristallizzazione era come l’amore che discioglie ogni ostacolo, dissolvendo ogni forma in un’unica sostanza, arrivando perfino ad avvicinare gli opposti affinché si possano compensare, come i Serpenti del Caduceo di Mercurio che permettono l’apertura delle ali del pomo posto al suo apice. Gli esseri spirituali, amando, disciolgono la sostanza nel mondo fisico.

  3. Zolfo Filosofico, il Sulphur, per cui la sostanza che che viene calcinata, ovvero sottoposta a combustione col Fuoco, si riduce in tre parti: la cenere che cristallizza (Sale), il fumo che si eleva (Mercurio), l’aroma e il calore che si sprigionano (Zolfo). L’ardere nelle fiamme era un sacrificio che gli esseri spirituali compivano per le Gerarchie Angeliche Superiori. Gli esseri spirituali, sacrificandosi, spiritualizzano la materia nel mondo fisico.

Gli esperimenti avvenivano per mezzo dell’Athanor, “il Senza Morte”, un forno che rappresentava esteriormente lo spazio esteriore della loro anima. Gli esperimenti così condotti erano profondissime esperienze spirituali che permettevano al Rosacroce di divenire compartecipe della realtà dei mondi spirituali, delle Gerarchie nonché di percepire l’individualità spirituale incarnata nell’uomo, l’Io il quale aveva un particolare legame con l’Antimonio. Ognuno dei loro esperimenti conduceva ad un risultato esteriore che tuttavia non aveva per i Rosacroce alcun valore: l’oro metallico così prodotto veniva infatti donato in forma del tutto anonima. In questo i veri alchimisti Rosacroce si distinguevano dai cosiddetti “Soffiatori” che, profanando il loro athanor, cercavano di accelerare il processo di trasmutazione dei metalli fisici in oro metallico. Questi furono coloro che originarono la “chimica” come forma esteriore dell’alchimia.


Come possiamo comprendere, la via Rosacroce si rivolgeva in special modo all’alchimia, come scienza della trasmutazione dell’anima.

In realtà, su questo lavoro interiore, nulla è mai stato scritto, e ciò che ne venne scritto, fu sempre da parte di gente che, ignorando la vera condizione delle cose, considerava i fenomeni esteriori come fine a sé stessi. Solo un falso alchimista considerava il valore nella materia ottenuta e nella sua utilizzazione. Un vero alchimista non considerava per nulla la materia che otteneva mediante il processo, ma soltanto il processo stesso e le esperienze che gliene derivavano. La contemplazione del processo e le esperienze interiori, intellettuali e morali, erano l’importante, per lui. Per questo era per tut- ti loro una legge severa di non vendere mai per denaro, ma solo di regalare le materie ottenute. L’uomo di oggi non ha nemmeno una giusta idea di ciò che si possa sentire davanti a simili fenomeni naturali. Il teosofo medioevale sperimentava un intero dramma dell’anima, mentre otteneva così un metallo nel suo laboratorio. Dal processo che occorreva, per esempio, per ottenere l’antimonio provenivano all’alchimista sperimentatore, delle enormi esperienze morali E queste cose dovevano precedere l’attua1e investigazione scientifica. Era una scienza naturale sacra, quella che veniva così perseguita dagli esperti. – Rudolf Steiner, OO130, Mistero e Personalità di Christian Rosenkreutz, p. 21

Era in questo modo che i Rosacroce giungevano all’Immaginazione. Per mezzo di questo stato superiore di coscienza, tutti gli esperimenti condotti nell’Ordine Rosacroce vennero poi trascritti sotto forma simbolica nella summa simbolica chiamata Le Figure Occulte dei Rosacroce, pubblicate poi solo un secolo più tardi da Henricus Matadanus.


Fu dall’alchimia non compresa in questo modo che nacque la chimica, quale studio della trasformazione delle sostanze, studiata per se stessa.

Intraprendendo questi processi colle diverse materie nel laboratorio, lo sperimentatore si abbandonava coscientemente al pensiero che nella salificazione , nella soluzione e nella combustione, egli aveva, davanti a sé, pensieri divini, amore divino e sacrificio divino. Allora scopriva questo: che quando in questo stato d’animo egli vedeva compiersi la salificazione, allora nell’animo suo sorgevano dei puri pensieri che purificavano anche lui. Nell’abbandonarsi alla contemplazione del processo di soluzione egli si sentiva incitato alla amorevolezza, mentre nel processo di combustione sentiva germogliare in sé la volontà di sacrificio al Tutto. E compito di questi processi naturali era appunto di risvegliare in lui questi sentimenti. Ora, il chiaroveggente che avesse osservato, durante questi suoi esperimenti, il teosofo medioevale, avrebbe veduto quanto segue: avrebbe visto la sua aura, che prima del processo era un’aura normale trasformarsi dapprima in un’aura color rame, poi colore dell’argento e poi in una lucentissima aura d’oro. Per questo gli alchimisti dicevano che dalla rozza aura avevano tratto argento ed oro soggettivo. – Rudolf Steiner, OO130, Mistero e Personalità di Christian Rosenkreutz, p. 22

Mercur come centro dei Tria Prima è l’origine della metà inferiore dell’aria (calda e umida) e dalla metà superiore dell’acqua (fredda e umida). Esso è infatti la compensazione degli estremi del Sulphur (superiore) formato da fuoco (caldo e secco) e dalla metà superiore dell’aria (calda e umida) con il Sal (inferiore) formato dalla metà inferiore acqua (fredda e umida) e dalla terra (fredda e secca).


Dunque abbiamo le seguenti corrispondenze tra materia del macrocosmo (mondo) e componenti del microcosmo (uomo):

  1. Sulphur = fuoco + aria superiore = Spirito superiore;

  2. Mercur = aria inferiore + acqua superiore = Anima mediana;

  3. Sal = acqua inferiore + terra = Corpo inferiore.

Se prendiamo il simbolo del Mercur, identico a quello del pianeta Mercurio, abbiamo che il simbolo del Sole (il cerchio col punto) è situato al centro dei Tria Pri