Pranosofia: Pranoterapia Antroposofica

Aggiornamento: apr 22

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Sandro Parise


“Nel fluire della vita cosmica, Io riconosco me stesso. Il Cosmo è nel mio cuore, ed Io sono nel cuore del Cosmo!”


Steiner sulla Pranoterapia

Per introdurre la concezione antroposofica nell’ambito della pranoterapia, possiamo cominciare da una citazione di Steiner sulla pranoterapia ed una sul significato spirituale delle mani.


Pranoterapia e Amore

Qual è l’unico mezzo che deve agire più vigorosamente perché l’elemento luciferico venga allontanato nel modo giusto? Che cosa è stato contaminato dall’elemento luciferico della nostra Terra? L’Amore! Pertanto soltanto con apporto di amore possiamo avere un reale aiuto affinché l’elemento karmico si svolga in maniera adeguata e giusta. In conclusione, per tutto ciò che in questa direzioni diventa causa di malattia dobbiamo vedere nell’amore, che è stato leso nell’animico dall’influsso luciferico, un elemento a cui dobbiamo aggiungere qualcosa. Dobbiamo infondere amore affinché possa essere un aiuto il fluente atto d’amore. Hanno tale carattere di amore aggiunto tutti quegli atti terapeutici che si basano più o meno sui cosiddetti processi terapeutici psichici. Quel che in una forma o in un’altra viene impiegato nei processi terapeutici psichici è in relazione con l’apporto di amore. È amore quello che noi instilliamo come balsamo nell’altro uomo; ad amore deve essere alla fine riportato, e può anche esserlo. Può essere riportato ad amore quando poniamo in movimento dei semplici fatti psichici, quando induciamo un altro forse anche soltanto a mettere ordine la sua anima depressa. Tutto questo deve avere il suo impulso nell’amore, a partire da semplici processi terapeutici fino a quella che oggi, spesso in modo profano, viene chiamata “pranoterapia”. In realtà che cosa viene comunicato così dal terapeuta a chi deve essere curato? Se vogliamo usare un’espressione della fisica, abbiamo uno “scambio di tensioni”. Ciò che vive nel terapeuta, in special modo certi processi nel corpo eterico, per il fatto che entra in un certo rapporto con chi deve essere curato, viene portato in una specie di polarità con quel che deve essere risanato. Viene provocata una polarità proprio come quando in un senso più astratto si provoca in altro modo una polarità, quando si provoca una specie di elettricità, quella positiva, e in un certo modo si presenta l’altra corrispondente, la negativa. Vengono provocate delle polarità. Il fenomeno è da intendersi nel senso più elevato come un atto di sacrificio. Si provoca infatti in se stessi un processo che non è finalizzato soltanto ad avere un significato in noi, altrimenti si sarebbe solo provocato un processo, ma in questo caso deve essere indirizzato allo scopo di suscitare nell’altro una polarità rispetto ad esso. Tale polarità, che naturalmente dipende dal fatto che il terapeuta e chi deve essere curato vengano in qualche senso messi in relazione perché nell’altro venga appunto innescato quel processo, è nel senso più elevato l’immolazione di una forza che non è altro se non la forza d’amore trasformata, atto d’amore in una forma qualsiasi. L’agente affettivo in tali terapie psichiche è la forza d’amore, si avrà sempre qualcosa che non può portare alla giusta meta. Però i processi d’amore non hanno proprio sempre bisogno di svolgersi soltanto in modo che l’uomo ne sia completamente cosciente nell’abituale coscienza diurna; essi si svolgono anche negli altri strati subcoscienti. Perfino in quella che può venir considerata come tecnica del processo di guarigione, nel modo stesso come per esempio si muovono le mani, come tecnicamente esse vengono inserite in un sistema, anche in tutto ciò vi è già il fatto che i processi d’amore sono un riflesso di un atto sacrificale. Quindi perfino dove in un processo terapeutico non scorgiamo immediatamente il nesso, dove non vediamo ciò che viene fatto, è presente tuttavia un atto d’amore, anche se esso è assolutamente trasformato in tecnica. – Rudolf Steiner, Le Manifestazioni del Karma, Editrice Antroposofica, 1999, pp. 207-208

L’etere del Cosmo è la forza vitale che dalle altezze celesti discende nella Natura, nei minerali, vegetali e animali. Non così per l’uomo di oggi, che nella frenesia della vita di tutti i giorni deve ritornare consciamente a questo libero scorrere delle forze cosmiche. La vita individuale si trova così separata da quella cosmica generando uno squilibrio. Tuttavia è solo in questo distacco che l’uomo trova la sua coscienza individuale, ed è attraverso la consapevolezza che deve tornare alla vita universale.


Ritrova l’armonia nel fluire dell’etere, il nesso tra l’uomo e il Cosmo attraverso i trattamenti di pranoterapia.


Dall’incontro tra la comprensione dell’energia dell’Antroposofia e la Pranoterapia nasce la Pranoterapia Antroposofica o Pranosofia. La Pranoterapia è una terapia energetica basata sull’uso del corpo vitale dell’uomo, chiamato anche corpo eterico. In Occidente era conosciuta nel Settecento come magnetismo animale e solo successivamente divenne nota come biomagnetismo o più comunemente Pranoterapia, dalla parola indiana “prana” che significa “soffio vitale” o “forza vitale”. Viene anche chiamata “bioradianza”. Nella nostra cultura occidentale il prana viene chiamato “etere”, dal nome della forza che gli alchimisti medievali avevano individuato quale fondamento dei quattro elementi, altrimenti nota come Quintessenza. L’etere coincide con la vita, essendo il fondamento della vita vegetale, animale ed umana, ma nelle sue forme via via più sottili permea tutto il Cosmo.


Normalmente l’Io governa il corpo astrale, il che significa che i processi animici sottostanno al controllo dei processi di pensiero: pensieri negativi generano uno stato animico negativo, al contrario i pensieri positivi. A sua volta il corpo astrale governa il corpo eterico, il che significa che i processi vitali sottostanno al controllo dei processi animici: quando lo stato animico cambia, cambia di conseguenza lo stato vitale del corpo o di una parte di esso. Quanto più il pranoterapeuta è in grado di controllare i suoi processi di pensiero, tanto più controllerà lo stato animico e dunque l’emissione di prana sotto forma di calore dal suo corpo e specialmente dalle mani.


Così Io, astrale ed eterico sono legati da una relazione causale psicosomatica: lo stato mentale genera lo stato d’animo, e questo ancora genera lo stato vitale. Nella pranoterapia l’Io guida la polarizzazione del corpo eterico attraverso il processo di immaginazione astrale: il pranoterapeuta durante il trattamento forma delle immagini interiori che agiscono da catalizzatori del flusso di prana. Le immagini così intessute esercitano un controllo mirato sulla matrice eterica così da poterla riportare all’equilibrio.


La Pranoterapia è basata sulla polarità del corpo eterico dell’essere umano, che possiede così un polo negativo e uno positivo:

  1. La metà sinistra è negativa, femminile, lunare e ricevente;

  2. La metà destra è positiva, maschile, solare e radiante.

Ne deriva così che il corpo eterico funziona come un magnete dotato di una doppia polarità. Più vi è differenza di potenziale tra le due polarità eteriche, più il corpo è capace di emanare prana soprattutto dal centro delle mani, sotto forma di calore. In generale quando il pranoterapeuta irradia prana dal suo corpo eterico, la sua temperatura corporea aumenta. Tuttavia il corpo può anche raffreddarsi, specialmente quando viene usata la mano ricevente che permette di assorbire lo squilibrio energetico presente nella persona trattata.


Ne deriva così che il pranoterapeuta usa le sue mani come strumenti:

  1. Mano destra: viene usata per irradiare prana;

  2. Mano sinistra: viene usata per assorbire prana.

Si irradiano di etere le parti del corpo che subiscono una Disarmonia Fredda; mentre si assorbe prana nelle parti del corpo che subiscono una Disarmonia Calda. L’ideale armonico che guida pranoterapeuta è l’equilibrio della forza vitale che si esprime in un equilibrio della temperatura corporea.