Virus e Materialismo

Aggiornato il: gen 21

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Sandro Parise


Esiste un contagio fisico ed un contagio spirituale. Qui non si vuole negare l’esistenza di un problema reale bei riguardi del Coronavirus, quanto piuttosto comprendere gli eventi attuali, e più in generale altri eventi le cui dinamiche sono di contagio, alla luce della scienza dello spirito.


L’origine dei virus

Dal punto di vista biologico e del contagio fisico, il virus è un parassita obbligato, è un frammento di materiale genetico che abbisogna di tornare nelle cellule ospite da cui è originato per potersi replicare, sia a livello di specie che di tessuto cellulare. Tuttavia grazie al processo di mutazione un virus può infettare e replicarsi anche in altri tipi di cellule simili nonché in altre specie biologicamente simili a quella di origine. L’azione di un virus è dunque biochimica e volta alla pura replicazione di se stesso, quanto più possibile. Essendo un parassita obbligato, il suo interesse, in un certo senso, non è quello di uccidere l’ospite che ne garantisce la replicazione, bensì è quello di diffondersi il più possibile. Tuttavia il problema, almeno dal punto di vista di coloro che sono ospiti del virus, è che i virus subiscono mutazioni velocemente e nel tentativo di adattarsi all’ambiente sempre variabile dei nuovi ospiti, può provocarne la morte. I virus dipendono in tutto e per tutto dalla vita della cellula, possono rimanere quiescenti per anni e se vengono esposti agli agenti atmosferici si disgregano in fretta.


I virus sono sempre derivativi, ovvero non originano da se stessi, ma da altre cellule: ovvero il parassita deriva dall’ospite per mezzo di un processo di semplificazione e, rispetto alla vita, di degenerazione. La biologia classica considera la cellula la base della vita: partendo da questa definizione, si ingenera un paradosso per cui rispetto alla complessità della cellula di origine, i virus sono una semplificazione tale che essi, pur originandosi dalla vita cellulare non sono vivi in se stessi, in quanto necessitano sempre di una cellula per potersi replicare. I virus sono dunque qualcosa che sta tra il vivente e il morto, l’organico e l’inorganico: questo aspetto è estremamente importante e da tenere in considerazione quando si vuole afferrare il fenomeno dei virus dal punto di vista della scienza dello spirito.


Questo processo va avanti finché non si arriva ad uno stato di equilibrio dinamico in cui il virus si diffonde continuamente senza uccidere la maggioranza degli ospiti, raggiungendo una sorta di co-evoluzione tra il sistema immunitario dell’ospite e la capacità di replica del virus. Questo modello evolutivo segue il processo evidenziato da Lynn Margulis per cui ogni processo evolutivo comincia come una competizione, ovvero una lotta per la sopravvivenza, ma infine questo trascende se stesso e culmina nella co-evoluzione. In sostanza ogni processo evolutivo porta le diverse specie a vivere sempre più a stretto contatto, tanto che alla fine dell’intero processo, se non interviene l’estinzione, si osserva una vera e propria fusione delle specie interessate. Questo è ciò che la Margulis ha magistralmente dimostrato con il processo di endosimbiosi di formazione delle cellule eucariote (con nucleo) da parte di una simbiosi di cellule batteriche (senza nucleo), scalando questo processo fino alla simbiosi di interi ecosistemi tra loro in quella che propose come “Ipotesi di Gaia” che prevede la Terra come un organismo vivente in se stessa. Per questo i virus sono non solo vettori di malattie ma anche di taluni fenomeni evolutivi: è possibile per esempio osservare come molte specie sia batteriche, protistiche, fungine, vegetali, animali possiedano dei tratti nel proprio genoma che sono stati trasportati orizzontalmente, ovvero attraverso specie simili, per mezzo dei virus.


Ora, secondo la scienza dello spirito sappiamo che questa questa logica che vuole la complessità generata dal basso deve essere considerata solo la manifestazione di un processo complementare che dall’alto viene generato verso il basso, ovvero del fatto che l’immagine spirituale dell’uomo preesiste a quella degli altri regni della Natura. Così dal punto di vista spirituale sappiamo che è l’immagine dell’uomo che espelle da sé al fine di manifestarsi tutta la Creazione, animali, vegetali e minerali e dunque la Terra stessa nel complesso come organismo vivente.


Batteri e virus

È bene anche distinguere, specie nel caso dei batteri, il fatto che se questi possono divenire patogeni, nella maggioranza dei casi non lo sono ed anzi contribuiscono al cosiddetto “microbioma” ovvero al complesso di ecosistemi batterici che popolano il nostro corpo tanto esteriormente che interiormente, costituendo quella che viene comunemente chiamata “flora batterica” e che costituisce un vero e proprio regno vegetale-animale nell’uomo. Anzi, tanto più è vero che il cambio di comportamento dei batteri che da innocui divengono patogeni, è determinato da uno squilibrio del terreno di coltura del microbioma, ovvero da uno squilibrio del nostro stesso organismo che sta a monte e che si traduce quindi in uno squilibrio nelle popolazioni delle specie batteriche.

La scoperta di un batterio nel momento in cui insorge la malattia è certamente un fatto interessante per ciò che riguarda la botanica e la zoologia dell’organismo umano, ma riguardo all’essere malati in sé non ha nessun altro significato se non quello di un marchio distintivo: se l’una o l’altra forma di malattia ne è la base, vi è un’opportunità nel corpo umano per questi piccoli e interessanti forme animali o vegetali di sviluppare una tale base organica, ma nient’altro. Si vedrà dunque nient’altro dalla presenza di queste curiose creature, che vi è terreno adatto, e certamente si dovrà porre attenzione all’osservazione del terreno. – Rudolf Steiner, GA 312, p. 81f

Steiner indica questi processo come la vera causa dell’insorgere della malattia: non è il batterio o virus in sé che indica la malattia ma il fatto che il terreno ne abbia permesso la replicazione indiscriminata senza intervento da parte del sistema immunitario che, come sappiamo, è il frutto dell’interazione tra l’Io, il principio spirituale alla base dell’identità individuale, e il corpo eterico, ovvero il corpo delle forze vitali. In questo ambito è interessante notare che la flora batterica è del tutto in continuità con il nostro corpo eterico e ne è dunque una manifestazione fisica. È interessante anche tenere in considerazione che i batteri producono sostanze nutritive, come le vitamine, ma anche sostanze specifiche che non solo tengono in equilibrio le popolazioni di batteri tra loro, ma anche i virus stessi, che dunque hanno più difficoltà a replicarsi in presenza di una flora batterica in equilibrio: questo è il motivo per cui se si confonde una malattia virale con una batterica e si somministrano antibiotici, il risultato è che il virus avrà pieno campo per espandersi aggravando la malattia. In sostanza gli ecosistemi batterici ci difendono dalle infezioni. Non bisogna dunque confondere la causa (lo squilibrio nel terreno) con l’effetto (la presenza di batteri e virus patogeni):

Se i batteri compaiono in grande quantità in una qualsiasi parte del corpo durante il corso di una malattia, è naturale che questi batteri producano un qualche fenomeno, così come ogni altro corpo estraneo nell’organismo. Se si attribuisce tutto all’azione di questi batteri, si concentrando l’attenzione solo su ciò che i batteri fanno. Tuttavia, si distrae l’attenzione dalla vera origine della malattia. Perché ogni volta che organismi interiori trovano un terreno adatto per la loro replicazione nell’organismo, è precisamente questo terreno adatto che è stato già predisposto per mezzo delle vere cause primarie. – Rudolf Steiner, GA 312, pp. 328f

Dal punto di vista evolutivo, le cellule procariotiche dei batteri sono unità viventi in loro stesse, se queste si associano, nel corso dell’evoluzione possono dare origine alle cellule con nucleo, ovvero alle cellule eucariotiche di protisti, piante, funghi, animali e uomo. È interessante notare come solo la cellula eucariotica, con nucleo ed organelli, può formare tessuti pluricellulari come quello degli organismi più complessi (piante, funghi e animali). Questo è il processo che si osserva dal punto di vista della scienza naturale, un processo che,  quando viene ribaltato, si mostra dal punto di vista della scienza spirituale per cui è l’immagine spirituale dell’uomo che genera per espulsione le immagini spirituali delle cellule eucariotiche (di animali, funghi, piante e protisti) e dunque da queste, delle cellule procariotiche dei batteri.


Ahriman e il regno della quantità

Veniamo ora all’origine spirituale di ciò che si replica, ovvero della copia dell’uguale fino al suo passaggio nel regno della quantità, è il processo che origina il morto pensare materialisco il cui signore è Ahriman, lo spirito del materialismo. Egli compare sotto forma di ciò che si dilaga in modo parassitico:

Nei tempi antichi, gli spiriti arimanici persero una battaglia, e vennero così espulsi dai mondi spirituali nella sfera terrestre. Da lì hanno continuato i loro attacchi, ancora e ancora. Vi fu una tale battaglia, in cui questi spiriti arimanici dopo essere stati esiliati quaggiù sulla Terra, portarono in essere alcuni esseri viventi in quell’area della Terra, questi sono chiamati batteri [patogeni] nella scienza medica. Tutto ciò che può essere ricondotto alle forze batteriche, tutto ciò in cui i batteri prendono parte [in modo patologico], è anche una conseguenza del fatto che gli spiriti arimanici furono scaraventati dal Cielo alla Terra. Così è possibile dire: nella realtà fisica, la tubercolosi e gli altri batteri patogeni, condividono dunque un’origine simile a quella del materialismo intellettuale che attualmente esiste nel campo spirituale – Questi due aspetti sono abbastanza simili nel senso più alto. – Rudolf Steiner, GA 177, p. 152

Ahriman è lo stesso ispiratore della produzione industriale e del consumismo, cioè di quel processo che dalla qualità specifica di un oggetto porta a “peso, numero e misura” ovvero nel reame della quantità. Il pensare materialistico infatti non è capace di far sorgere nuovi pensieri, ovvero di permettere gerarchie di pensare per mezzo dell’uomo, bensì è solo capace di replicare qualcosa che manca del nesso con la sua origine, che è spirituale. Il pensare materialistico, avendo tagliato il nesso con la sua origine spirituale, quando guarda oltre se stesso non vede che il nulla, il quale si traduce solitamente come “caso”: viene così auto-imposto un limite conoscitivo. In altre parole il pensare materialistico ritiene quello che sono effetti delle cause, in quanto nega la vera causa di questi effetti che risiede sul piano spirituale: così facendo il pensare materialistico rimane del tutto sul piano degli effetti, continuamente attribuendogli il ruolo di causa. Questo processo fa scivolare il pensiero nel reame della quantità. In questo senso il pensiero materialistico è un parassita del processo di pensiero.


Dal punto di vista del contagio spirituale noi possiamo seguire le indicazioni di Steiner al riguardo delle caratteristiche dei microrganismi patogeni. Al tempo di Steiner le scienze naturali erano ancora sulla via della scoperta della differenza tra microrganismi, la teoria dei bacilli era quella più accettata, e dunque le affermazioni di Steiner riguardo ai bacilli o batteri, ed in particolare patogeni, sono da associare anche e tanto più, date le loro caratteristiche, ai virus. Infatti:

Nel momento in cui arriviamo a questi esseri che vivono come parassiti in altri esseri, piante, animali o umani, dobbiamo avere a che fare, specialmente quando si tratta di “creature simili ai batteri” [cioè i virus] presenti nel corpo umano, con incorporazioni di esseri spirituali, che sono creature di Ahriman. – Rudolf Steiner, GA 154, pp. 48f


Pensiero materialistico e virus

Ecco dunque che si manifesta il nesso occulto tra il pensiero materialistico e i virus: come il pensiero materialistico continuamente tenta di tornare alla sua origine spirituale, facendo decadere la causa negli effetti; così i virus continuamente tentano di tornare alla cellula dalla quale sono originati, facendo morire la cellula ospite (e talvolta l’organismo ospite nel suo insieme). Potremmo dire che tanto il pensiero materialistico quanto i virus sono semplificazioni di processi viventi complessi, i quali vanno dal mondo spirituale al mondo fisico secondo tutti gli stadi intermedi necessari all’incorporazione tra causa spirituale ed effetto materiale. Pensiero materialistico e virus sono estreme semplificazioni che portano la morte nella complessità vivente, la quale è necessaria per manifestarsi alle Gerarchie. La semplificazione è un tratto arimanico: Ahriman infatti vuole ricondurre tutto all’esistenza terrestre fino a sprofondare nella subnatura per mezzo della quantificazione di ciò che di per se non è quantificabile.


Così come il pensiero materialistico è un frammento di un pensiero vivente che origina nel mondo spirituale, così il virus è un frammento di un organismo vivente che è originato dal pensiero delle gerarchie. Come il pensiero materialistico tornerà infine ad essere riassorbito nel pensare spirituale, attraverso un processo di morte e resurrezione, così i virus torneranno infine ad essere riassorbiti nelle cellule da cui sono originati, morendo come virus e rinascendo come parte della cellula. Per altro in questo processo di distacco dalla sorgente spirituale, attraverso la morte e la resurrezione, ciò che si è separato torna alla sorgente portando in sé un elemento nuovo, ovvero la libertà, la quale è in questo senso l’infusione del significato in ciò che viene a perderlo, divenendo nuova sorgente di vita spirituale. In altre parole si tratta della Teodicea o redenzione del Male: ciò che si stacca dal fluire della vita divina come spirito dell’opposizione dovrà ritornare alla sua sorgente per mezzo della redenzione operata dall’auto-coscienza, ovvero da quel pensiero che diviene conscio della sua origine spirituale nell’Io. È così che le scienze naturali non sono in contrasto con la scienza dello spirito, ma attendono solo di essere compenetrare da essa. Questo sarà il processo che porterà Ahriman a venir redento, quando il “tavolo da laboratorio verrà il inalzato ad altare” ed ogni scienziato si farà sacerdote dei Misteri della Natura che sono il pensiero divino resosi manifesto per mezzo delle Gerarchie.


Si tratta del Mistero della Terza Tentazione del Cristo, della “trasformazione delle pietre in pane”, ovvero della trasformazione di ciò che è inorganico in ciò che è organico, di ciò che è morto in ciò che è vivo, del morto pensiero materialistico, che rende il cuore una pietra, in vivo pensare spirituale, che rende “buoni come il pane”:

Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». – Matteo 26, 26-28.

Il virus, che col suo essere derivativo sta in sospeso tra il vivo ed il morto, l’organico ed inorganico, tornerà infine ad essere parte di una cellula vivente e farà dono delle sue capacità alla cellula stessa, facendola divenire qualcosa che prima non era, in altre parole facendola evolvere. Questo ovviamente avviene se l’identità della cellula non viene compromessa bensì acquisisce nuove caratteristiche della sua identità.


È però altrettanto vero che una parte di questi esseri dell’ostacolo non verranno reintegrati nell’evoluzione regolare delle Gerarchie, dell’uomo e della catena planetaria della Terra, bensì alcune di queste sceglieranno di continuare nella loro evoluzione discendente, la cosiddetta Ottava Sfera, la quale è in se stessa governata dal caso e dall’assenza di significato. Questo è il cosiddetto evento de 666, la 6a metamorfosi della Futura Venere, 6a condizione di vita Vegetale Superiore, 6a condizione di forma Rupa Superiore. Tuttavia qui l’essenziale è notare che queste forze dell’ostacolo avranno possibilità di scegliere della loro evoluzione, dopodiché rinunciando all’Io-Cristo, procederanno nella loro decadenza.